L’Acqua di Colonia, nasce all’inizio del 1700 grazie ad un profumiere italiano: Giovanni Paolo Feminis, originario di Crana, un paese di montagna in Piemonte al confine con la Svizzera, ed emigrato in Germania per lavorare come venditore ambulante. Nel 1693 si stabilì a Colonia per lavorare nella bottega di una zia che vendeva sete, merletti e guanti profumati. In Germania, Feminis fu aiutato economicamente da un mercante e profumiere italiano anch’egli emigrato: Giovanni Maria Farina. Probabilmente grazie anche all’aiuto economico ed al sostegno di Farina, Feminis creò un’acqua profumata: L’Aqua Mirabilis.
L’Aqua Mirabilis, inizialmente, era concepita come una bevanda lenitiva, un tonico, che a dire di Feminis poteva guariva tutti i mali: del corpo e dello spirito. Veniva utilizzata come rinvigorente, rinfrescante ed antisettico, bevuta, frizionata sul corpo e massaggiata. Era dunque più un elisir dalle molteplici proprietà che un profumo fine a se stesso. L’Aqua Mirabilis Iniziò a fare successo come rimedio universale, le voci cominciarono a girare sempre di più fino a quando, nel 1727, la Facoltà di Medicina di Colonia la approvò ufficialmente per le sue qualità terapeutiche.
Così un migrante italiano di un paesino ai più sconosciuto ottenne il riconoscimento di una delle istituzioni mediche più autorevoli d’Europa, ma non ottenne solo questo. Feminis alla sua morte, nel 1736 passò la formula a Giovanni Antonio Farina, il suo aiutante e nipote di Giovanni Maria Farina. Giovanni Antonio Farina continuò a produrre l’acqua creata da Feminis espandendo la produzione ed il mercato dell’Acqua di Colonia. Farina descrisse l’Acqua di Colonia come:
“un mattino italiano di primavera dopo la pioggia”.
Questa nuova acqua, fresca, leggera, luminosa, agrumata, composta da spirito di vino con note di bergamotto, cedro, limone, mandarino, pompelmo, lavanda, melissa, neroli, rosmarino, timo, petitgrain, gelsomino, tonico, elisir e profumo, in breve tempo si diffuse in tutta Europa con il nome di Eau de Cologne. Il suo successo era dovuto proprio al fatto che era molto diversa dai pesanti ed opulenti profumi utilizzati fino ad allora, oltre che per le proprietà che si diceva avesse. L’Acqua di Colonia divenne il profumo di re, generali, aristocratici e soprattutto il profumo più copiato e conteso della storia. In molti si attribuirono la creazione dell’Acqua di Colonia proprio per il suo enorme successo.
Personaggi illustri legati all’Acqua di Colonia
Maria Antonietta era una grande estimatrice dell’Acqua di Colonia ed in generale delle acque agrumate e floreali, fu proprio lei ad introdurla alla corte di Versailles. Anche Napoleone fu un grande amante dell’Acqua di Colonia: ne consumava fino a sessanta flaconi al mese, la beveva, la utilizzava per profumare il corpo ma anche guanti, fazzoletti e persino l’acqua della vasca da bagno. La conservava in flaconi appiattiti da infilare negli stivali di modo da poterla portare sempre con sé anche durante le sue campagne militari. Non ne amava solo il profumo ma credeva nelle proprietà miracolose che le erano attribuite.
Oggi alcuni studi (lo scienziato Parvez Haris) ipotizzano che l’eccessivo abuso di alcol e di oli essenziali contenuti nell’Acqua di Colonia prolungato negli anni possa aver contribuito a una forma di intossicazione cronica con conseguenze sulla sua salute e lo sviluppo del tumore allo stomaco. Anche Goethe, Voltaire, Wagner e la Regina Vittoria facevano uso ed amavano l’Acqua di Colonia.
Acque profumate ed Elisir
Il fatto di attribuire delle proprietà mediche e miracolose ad un profumo, in particolare ad un’acqua, oggi può sembrarci strano ma in realtà nelle epoche passate era molto comune. Le acque profumate nascono proprio a tal fine. La storia delle acque profumate non inizia nel 1700 ma nel 1300, grazie all’avvento della distillazione in Europa e alle ricerche degli alchimisti. Precedentemente, nelle civiltà antiche: Antico Egitto, Antica Grecia, Antica Roma si usavano soprattutto unguenti oleosi e resine aromatiche. I profumi erano densi, a base di oli o di grassi, non diluiti in alcol.
La vera svolta arriva con lo sviluppo della distillazione, prima nel mondo arabo e successivamente in Europa. Un passaggio chiave avvenne grazie ad Avicenna nel XI secolo che perfezionò la distillazione delle essenze floreali (acqua di rose).
La prima acqua famosa che conosciamo risale proprio al 1300 e fu realizzata per la regina Elisabetta d’Ungheria da un alchimista: l’Acqua della Regina d’Ungheria. Era un idrolato alcolico di rosmarino che la leggenda vuole abbia non solo migliorato la salute della regina, affetta da gotta e reumatismi, ma le abbia anche ridonato bellezza e giovinezza tanto che, a 72 anni, si trovò a dover rifiutare uno spasimante più giovane di lei di cinquant’anni: il Granduca Carlo Alberto di Lituania.
Nel 1300 iniziò ad emergere la prima implicita distinzione tra acqua profumata: leggera, terapeutica, legata all’igiene e profumo, molto più concentrato e persistente. La distinzione tra acqua profumata e profumo, divenne più esplicita e chiara proprio nel 1700 grazie alla nascita dell’Acqua di Colonia e tecnica, sistematica e standardizzata nel 1800, soprattutto nella seconda metà, dal 1860 grazie alla chimica moderna, all’industrializzazione e al bisogno di commercializzare su larga scala i profumi, differenziandoli per prezzo ed uso.
Le Acque profumate
L’Acqua di Colonia ed in generale le acque profumate sono la tipologia di profumazione più utilizzata dal 1700 e soprattutto nel 1800.
Leggere, volatili, effimere con alcol in gradazione al 70-85 % e concentrazione aromatica molto bassa. L’alta gradazione alcolica garantiva un’ evaporazione rapida e dunque la diffusione immediata del profumo, l’effetto rinfrescante sulla pelle aumentava il senso di pulizia.
Per quanto riguarda l’alcol veniva utilizzato alcol etilico, derivato principalmente dal vino, ma anche dai cereali e dalla barbabietola, spesso chiamato spirito di vino, purificato ma meno raffinato rispetto ad oggi. Veniva rettificato più volte ma spesso poteva contenere piccole impurità odorose. L’utilizzo dell’alcol come solvente principale alleggeriva notevolmente il profumo rispetto al passato.
Oggi la gradazione alcolica di un’acqua profumata è leggermente più bassa: 70-80% e soprattutto è diversa la natura dell’alcol etilico: altamente purificato e completamente neutro. La percentuale di acqua era del 10-20 %. Veniva utilizzata acqua purificata tramite ebollizione o anche acqua di fonte filtrata e serviva per ammorbidire la componente alcolica e rendere il profumo meno aggressivo sulla pelle. Ovviamente anche questa è una differenza con le acque di oggi. L’acqua utilizzata oggi è demineralizzata, ultrapura e garantisce una stabilità del prodotto molto più alta.
La percentuale aromatica era del 2-5 massimo 7%. Per tale motivo le acque di colonia e in generale le acque profumate risultavano così leggere e di breve durata: duravano al massimo 1-2 ore, evaporavano molto rapidamente sia per l’alta percentuale alcolica, sia per la bassa percentuale di essenze utilizzate e, per le acque di colonia nello specifico, anche per la natura stessa delle materie prime scelte e cioè soprattutto gli agrumi, note di testa estremamente volatili, note aromatiche come il rosmarino e la lavanda, fiori come la rosa o il neroli.
Le acque profumate di oggi hanno una percentuale di essenze sempre molto bassa: 3-6% ma una struttura più complessa con una varietà di note di testa, cuore e fondo naturali ma soprattutto sintetiche. Grazie all’utilizzo dei fissativi attuali possono arrivare a durare fino a 4 ore.

