Il Profumo di Giulia
Viaggio olfattivo nel profumo del 1800.
Il 9 maggio, tra le eleganti stanze di casa Stibbert, si è svolto un evento dedicato a Maria Rachele Candida Aurora Cafaggi, la signora Giulia Stibbert e alla profumeria del 1800.
I partecipanti sono stati condotti alla scoperta della figura di Giulia Cafaggi attraverso le sale della splendida villa, ascoltando la storia della sua vita.
Il tour è terminato nella sfavillante sala da ballo dove ho accolto i partecipanti con un piccolo dono olfattivo: un fazzoletto in cotone bianco imbevuto con Acqua di Colonia realizzata da me per l’occasione, utilizzando le materie prime presenti nell’originale Acqua Mirabilis di Giovanni Paolo Feminis.
I visitatori hanno così potuto rifocillarsi dopo il tour e rinfrescarsi tamponando il collo ed i polsi.
Il limone, il bergamotto, il cedro, la lavanda, il neroli e lo Spirito di Vino hanno subito catapultato i partecipanti nell’atmosfera olfattiva del 1800 ed è così iniziato l’esercizio di archeologia sensoriale alla scoperta del profumo dell’epoca della signora Stibbert.
Dalla iniziale narrazione orale della storia di Giulia e dall’osservazione visiva degli ambienti del Museo Stibbert il percorso si è successivamente spostato verso un diverso registro linguistico e percettivo: quello del linguaggio olfattivo, più subliminale e maggiormente collegato alla sfera emotiva e mnemonica.
Si sono così susseguiti dettagli e gesti di un’epoca passata: un vassoio d’argento dal quale scegliere il proprio fazzoletto profumato, flaconi di cristallo contenenti acque ricreate secondo le antiche tecniche del 1800, guanti bianchi imbevuti di profumo, una sfera con all’interno mandorle di Fava Tonka, una fiala contenente baccelli di vaniglia, racconti di leggende Totonaki, Cumarina, Vanillina, un flacone in vetro di Murano con vaporizzatore a pompetta e nappa ed infine i ventagli che hanno inebriato la stanza del Profumo di Giulia.
Acqua fiorita di Giulia Stibbert
Il profumo di Giulia è un’acqua profumata con una concentrazione essenziale del 5% in alcol etilico ed acqua distillata.
Realizzata artigianalmente secondo le tecniche dell’epoca, non presenta né fissativi né molecole di sintesi.
È volutamente leggerissima, elegante, sobria e fresca, con richiami olfattivi a Firenze, città che ha accolto Giulia e al Casentino, terra di origine della signora Stibbert.

Di seguito alcune delle essenze utilizzate:
Iris Fiorentina: Polvere estratta dal rizoma del Giaggiolo bianco, coltivato tra le colline del Chianti.
La polvere di iris veniva utilizzata sin dal Medioevo come decotto per le vie respiratorie.
Nel Rinascimento il rizoma finemente polverizzato veniva impiegato per profumare talchi e ciprie, nonché dentifrici, sacchetti per la biancheria e guanti e per aromatizzare il vino.
Per il profumo di Giulia ho utilizzato burro di iris fiorentina della zona di San Polo in Chianti.
Ho scelto l’iris come omaggio olfattivo a Firenze, città in cui Giulia ha vissuto fino alla sua morte, per l’importanza dell’iris fiorentina nella profumeria del 1800 e per la sua elegantissima nota talcata.
Rosa Centifolia o Rosa di Maggio: coltivata soprattutto a Grasse ma anche in piccola parte in Toscana. Più delicata e talcata rispetto alla Damascena. Questa in particolare proviene da un piccolo produttore del Mugello.
Nel 1800 si poteva reperire da produttori locali, monasteri oppure da Grasse. Protagonista del profumo perché utilizzatissima nel 1800 anche solo come acqua di rose.
L’acqua di rose, ottenuta dalla distillazione dei petali, veniva usata per profumare il corpo ma anche i tessuti, bevuta come tonico aromatico, inserita in pomate e creme per il viso e per le mani.
Era, insieme all’iris, il profumo della massima eleganza: raffinato, femminile, non invadente.
Lavanda: Molto comune nella profumeria del 1800, veniva utilizzata anche essiccata in sacchetti profumati, cucita nei fazzoletti, in pot pourri e in mazzi per profumare gli ambienti.
Nel 1800 era acquistata soprattutto dalla Provenza ma anche da produttori locali, soprattutto monasteri.
Le realtà monastiche avevano orti in cui coltivavano diverse piante aromatiche come il rosmarino, il timo, la salvia, le stesse rose, la lavanda. Attraverso la distillazione producevano oli essenziali ed acque soprattutto per scopi terapeutici. Queste realtà erano molto presenti e lo sono tuttora in Casentino, la terra dove è nata Giulia. I monaci di Camaldoli e le monache camaldolesi di Pratovecchio Stia per l’appunto producevano e producono anche oggi oli essenziali. Nel monastero delle monache camaldolesi di Pratovecchio è conservato un alambicco del 1200.
La Lavanda presente nel Profumo di Giulia proviene proprio dal Casentino, da un produttore locale ed è il mio omaggio olfattivo alla sua terra di origine. Oggi infatti la lavanda è abbondantemente coltivata in Casentino. Particolarmente suggestiva è la fioritura davanti alla Pieve di Romena, a Pratovecchio accanto a Stia, il paese di Giulia. Vi è poi una coltivazione di lavanda visitabile a Poppi.
Fiori d’arancio
Neroli: Il neroli, l’olio essenziale del fiore d’arancio: la “zagara”.
La grande produzione italiana di neroli nel 1800 era concentrata in Liguria, soprattutto a Sanremo ed in Sicilia. Da lì il Neroli era esportato anche in Toscana dove veniva venduto in speziere e drogherie oppure nei mercati nei banchi di droghe e spezie. Anche a Grasse vi era una cospicua produzione di Neroli.
Per il profumo di Giulia ho un neroli proveniente dalla Sicilia.
Il nome “Neroli” deriva dalla principessa di Nerola, Marie Anne degli Orsini, che nel XVII secolo rese popolare l’essenza profumando i guanti e l’acqua del bagno.
Immagini realizzate da Domenica Grillo, freelance Photographer.

